LAURA INGALLS WILDER – “LA CASA NELLA PRATERIA”

La Ingalls racconta una storia avvincente, intrigante, ispirata alla sua vicenda, un’autobiografia, dove l’autrice ascolta il suo desiderio, quello di essere narrata.

“La casa nella prateria” si apre così: “Tanto tempo fa, quando i nonni e le nonne di oggi erano bambini, bambine e neonati, o forse non erano ancora nati, papà e mamma, Mary, Laura e la piccola Carrie lasciarono la loro casetta nei Grandi Boschi del Wisconsin. Partirono abbandonando la casa vuota nella radura in mezzo agli alberi maestosi, e non la videro mai più. Andavano nel paese degli Indiani”…e si percepisce subito: la lontananza geografica, il tempo che scorre e lo stato d’animo a volte nostalgico, indomabile, ma allo stesso tempo pieno di forza.

Il racconto è un intercalarsi di momenti caldi, pieni di pathos, tutto si svolge come in una pellicola, tant’è che ne è nata la celebre serie televisiva, amata da generazioni in tutto il mondo. La scrittrice Laura Ingalls Wilder, è nata in una famiglia di pionieri, arricchisce il suo romanzo illustrando i suoi ricordi attraverso le immense praterie intraviste dal carro, che la conduce con l’intera famiglia e il suo amato cane Jack dal Wisconsin al Missouri, durante gli spostamenti incontra gli indiani; affronta gli incendi nella prateria, le tempeste, i tornadi, rimane affascinata dall’abbondante cacciagione. Leggendo il romanzo si apprezza la dedizione, la passione e la speranza della stessa, poiché l’autrice racconta di sé, della sua infanzia felice, ma non semplice, del bel rapporto con il padre Charles e della sua passione per il violino, della madre Caroline, dei giochi con le sorelle Mary e Carrie. In chiave storica, il romanzo, attraverso le vicissitudini della famiglia Ingalls, mette in luce la corsa alla terra di quegli anni, i massacri dei nativi americani e il loro privarsi di tutto ciò che possedevano, dunque l’infinita povertà dei pionieri con i raccolti andati a male e gli spostamenti in massa da parte degli agricoltori verso terre migliori. Tuttavia l’autrice pur avendo alle spalle uno spiacevole trascorso, vissuto in prima persona, nel suo romanzo rievoca il suo passato con positività, facendo della fattoria americana un modello di autosufficienza, mettendo in risalto i piccoli e semplici piaceri della vita, i valori della famiglia, l’etica del sacrificio, la fierezza del duro lavoro, dando l’impressione, a chi legge il suo romanzo, di quanto sia bella la vita in quel periodo e di quanto tutto sembra fattibile, allontanando gli intrecci della modernità ed evidenziando il prototipo della famiglia perfetta, con un padre assennato che si occupa del benessere della sua famiglia, una madre dedita alle faccende di casa e propensa ad ogni sacrificio, le bimbe educate, comprensive, ubbidienti ed amorevoli, dunque tutti i valori della tradizione emergono. La Ingalls nel suo romanzo riporta echi di una generazione passata e cattura l’attenzione del lettore con le descrizioni della prateria, degli spazi incontaminati, della partenza e della lunga avventura. Il momento preferito dell’autrice era la sera, dopo cena, quando il padre Charles suonava il violino e raccontava loro delle storie, così si concludevano le giornate della famiglia Ingalls, un universo fatto di buoni sentimenti e di coraggio, dove prevalgono i valori fondamentali: la famiglia, il rispetto reciproco, l’amicizia disinteressata e la collaborazione.


“Erano tutti così contenti. Per tutto l’inverno avrebbero potuto guardare fuori dalla finestra ogni volta che volevano, e la luce del sole sarebbe potuta entrare in casa. Papà disse di aver pensato che mamma, Mary e Laura avrebbero preferito dei vetri per le finestre a qualsiasi altro regalo, e aveva ragione. Era così”.

La scrittrice focalizza la sua attenzione sul carattere singolare dei personaggi, mettendo in evidenza: il desiderio di sapere e la vitalità di Laura, la bontà d’animo e la disciplina di Mary, l’audacia e l’umanità di papà Charles e la tempra di mamma Caroline. Un romanzo immortale, rivoluzionario, famoso, importante per i suoi contenuti, un romanzo che ha cambiato la storia con una bellissima trama narrativa e con un’altissima eleganza dell’integrazione fra testo e immagini, mantiene intatto il suo fascino e non cessa di suscitare stupore. Un inno alla forza della parola scritta e una celebrazione unica del potere della lettura, un passatempo in grado di scuotere il pensiero umano e di trasmettere idee sulla vita, sul mondo, sull’eternità e sul presente, sul modo in cui la gente pensava e agiva in passato e su come pensa e agisce da sempre. Una valida ragione di esserle grati per aver scritto “La casa nella prateria”. Ringrazio infinitamente la Gallucci per la bellissima collaborazione e per la copia omaggio conferitami, vi abbraccio e vi auguro una buona lettura 😘

Sonia Dado

Laura Ingalls Wilder

Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 – Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. A partire da questo volume, il terzo dei nove scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia andò in onda dal 1977 e fu amatissima, come ovunque nel mondo.

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