ILARIA BIANCHI – “Viola di notte”

“<<E ti ritrovi, a volte, a non voler dire chi sei. Ad avere paura di tutto. A nascondere ogni emozione. Ti ritrovi a volte a guardarti dentro in solitudine, davanti ad uno specchio, prima di addormentarti di notte, in camera con la musica giusta alla radio. Ti ritrovi a mettere in fila pensieri che a voce non sanno come uscire, a fare filosofia su due righe lette su un libro, ad elencare tutto quello che vorresti fare, ma che non farai mai…>>”.

Come nasce “Viola di notte” di Ilaria Bianchi?

Nasce dal bisogno dell’autrice di comunicare al lettore di non sottovalutare e dare per scontata la bellezza che ci circonda, di non cercare le emozioni chissà dove, quando invece, le vere emozioni le abbiamo vicine, di avere il coraggio di raccontare e affrontare la verità con annesse le paure, di non sentirsi estranei di fronte alla nostra persona in toto e di perdersi qualche volta per provare l’ebrezza poi di ritrovarsi.

Trovo che sia riduttivo definirlo un romanzo Young Adult, perché in “Viola di notte” le tematiche affrontate sono incisive, capaci di scuotere sia i ragazzi che gli adulti, dando ai ragazzi la possibilità di fare tesoro delle esperienze di vita dei personaggi e agli adulti la capacità di riflessione acuta sugli stati d’animo dei figli, degli adolescenti, dei nipoti o perché no degli studenti, un romanzo che sfiora l’anima arricchendola di emozioni e che si offre come guida alla ricerca di un significato della vita.

Per chi crede nel potere educativo della lettura, ci sono libri che fanno riflettere, che aiutano a costruire il carattere, una propria opinione e anche il coraggio di affrontare la vita e viverla al meglio.

Beh, credo che “Viola di notte” di Ilaria Bianchi ne faccia parte.

Tutto inizia con una confessione che Viola, una ragazza riflessiva, timida e introversa, scrive su un diario, il quale porta il nome di “Viola di notte” e c’è una domanda o forse più di una : “Ci hai mai pensato a cosa significhi non poter più rivolgere lo sguardo su niente? Ci hai mai pensato a che vita sarebbe senza poter più associare agli odori, alle sensazioni le immagini? Io sì”.

Inizia così uno splendido percorso di riflessioni sui temi più importanti. Viola sta vivendo un periodo difficile della sua vita, ha da poco la consapevolezza di essere fotofobica, ha un’eccessiva sensibilità alla luce, causata da patologie oculari. Si sente a disagio, prova dolore agli occhi a causa dell’esposizione a una luce artificiale intensa, per esempio, i flash delle macchine fotografiche oppure i raggi solari, di conseguenza, prova avversione nei confronti della luce e cosa assai più grave è che col tempo, questa malattia potrà solo peggiorare, portandola alla cecità.

Quanta forza è necessaria per affrontare la perdita della vista?

Ce ne vuole molta, moltissima. E’ come indossare una mascherina davanti agli occhi e portarla tutti i giorni e tutto il giorno, occorre riadattarsi e potenziare gli altri sensi. Serve tantissima forza: se non la si ha e ci si lascia andare, allora è finita, anche l’immaginazione svanisce, quello che si vedeva prima lo si immagina con la vista di oggi. Proseguire nei sogni, nei desideri, non fermarsi, andare avanti sempre, non mollare, continuare i propri progetti nonostante le difficoltà che non mancheranno mai, perché una soluzione, la si trova sempre.

E Viola questo lo sa, non le resterà che guardare con l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto, ma prima di spingersi fino al buio totale, decide di deporre i suoi sentimenti e pensieri tra le pagine di un suo diario “Viola di notte”, abbandonandolo su uno dei sedili metallici della ruota panoramica prima della chiusura del Luna Park.

Come avrebbe detto Virginia Woolf: << Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo>>. Ma Viola, quella sera, si era posta un altro obiettivo, sperare che chiunque fosse in possesso del suo diario possa aprirlo e leggerne il contenuto, per usarlo come spunto di riflessione e così decide di annotare di getto i suoi pensieri, le sue frustrazioni, le sue paure, le sue insicurezze, tutta sè stessa, senza nascondere nulla di sè, al contrario mettendo a nudo ciò che non era riuscita mai a confessare a nessuno.

Un incontro può essere generato dal fato, ma non sarà il fato a determinarne l’evoluzione. Casualmente Mattia, un ragazzo di diciannove anni, bello, nuotatore, che si allena per le regionali di nuoto, bravo a scuola, responsabile, affidabile, maniaco del controllo si ritroverà tra le mani il diario di Viola e per mezzo di esso, troverà sè stesso. Percorrendo un tortuoso viaggio introspettivo, Mattia, scoprirà cosa significa vivere, commettere degli errori, provare emozioni e veri sentimenti e tutto ciò lo farà servendosi degli occhi di Viola, osservando concretamente il mondo, non dando nulla per scontato, provando stupore e meraviglia di fronte alla bellezza della natura e delle persone care.

Si renderà conto di aver vissuto, fino a quel momento, solo compiacendo gli altri, di non aver osservato con curiosità il mondo e la gente che gli stava intorno, di aver raggiunto ottimi risultati scolastici e non solo, senza provare a pieno il senso della soddisfazione, della gratitudine, della fierezza e dell’emozione di aver vinto un premio, di aver baciato tante labbra, ma senza, effettivamente, sentirne il calore.

Mattia si accorge che sul diario non vi è nessun recapito, non sa che è stata una decisione voluta da Viola, perché non vuole essere trovata.

Da qui le domande che si pone Mattia, che in precedenza erano molto limitate, ma adesso sono praticamente infinite. Una tra tante: “Ma Viola esisterà davvero?”. Mattia, dentro di sè, sente che Viola esiste e pertanto decide di iniziare a cercarla, in lungo e in largo. Viola per Mattia è come una calamita, non riesce a non pensarla, avverte il bisogno di averla accanto, perché solo leggendo le sue parole, era riuscito a rompere il ghiaccio nel suo cuore e a leggere e fare chiarezza dentro di sè. La vita vista con gli occhi di Viola si presentava sotto una nuova prospettiva, una nuova luce e giorno dopo giorno la voglia di incontrarla cresceva sempre di più, poiché avvertiva la sensazione di vivere la vita di Viola, di guardare il mondo attraverso i suoi occhi, percependo le sue paure, le sue sensazioni, le sue preoccupazioni e le sue speranze.

“A Mattia era sempre piaciuto sfidare ogni limite, era un suo talento sentirsi all’altezza di tutto. Stupire suo padre, gli insegnanti a scuola, gli amici nel tempo libero, le ragazze nelle notti calde”.

Ma improvvisamente, quello strano equilibrio, che lo avvolgeva e gli faceva condurre una vita monotona, si interrompe con la morte del fratello gemello, Matteo, dalla personalità totalmente differente, un ragazzo fuori dalle righe, fragile, sensibile, chiuso, taciturno, un artista privato dalla libertà di espressione, quasi fuori dal mondo con quell’aria ribelle e rivoluzionaria collezionava ingressi a scuola in ritardo e non giustificati e indossava maglie nere un po’ “sovversive” e capelli sempre scompigliati.

Mattia e Matteo erano due gocce d’acqua esteriormente, un oceano interiormente. Si sentiva soffocare, Matteo, incompreso in un mondo che gli stava stretto e dal quale, un bel giorno, è riuscito a fuggire lasciandosi cadere nel vuoto dalla terrazza di un palazzo di periferia.

Come si fa a sopportare un così grande dolore?

Come si fa ad andare avanti?

Sono esperienze terribili, perché oltre il lutto e il dolore della perdita di una persona si ha pure un trauma psicologico, quando comunicano l’incidente, si rimane impietriti senza versare una lacrima.

Tra tutte le possibili tragedie, che possono accadere, perdere prematuramente un fratello o una sorella è qualcosa di terribile anche solo da pensare. Eppure accade. Le conseguenze emotive immediate sono sotto gli occhi di tutti. Il dolore può essere atroce, ma i problemi che ci si porta dietro, dopo un lutto del genere, possono durare decenni. Conta moltissimo il supporto della famiglia, la morte di un fratello è certamente qualcosa di indimenticabile, ma se i genitori sono distrutti, non reagiscono, si chiudono in sè stessi è evidente che chi resta non avrà da solo la forza di ricostruirsi, vanno supportati per superare la dura prova. E Mattia avverte la solitudine più che mai, ma non sa come chiedere aiuto, supporto, comprensione, affetto. Dentro di sè si sente perseguitato dal rimorso per non aver bloccato il fratello, per non averlo compreso, per non aver capito in tempo che stava per essere trasportato dalla corrente o dal vento. Avrebbe voluto fermare il tempo e rincuorarlo, facendogli capire che il suo modo di fare, di pensare, di ragionare non era sbagliato, che la perfezione non esiste e che ognuno è unico e tale deve rimanere. Tante volte suo fratello gli aveva regalato delle chiavi di lettura nuove, avrebbe voluto che Mattia andasse alla ricerca di emozioni vere, autentiche, ma cosa voleva dire Matteo, con emozioni vere, autentiche, questo si chiedeva Mattia, abituato a condurre la sua vita in maniera standard e a tenere a bada le emozioni, ponendo quasi un divieto nella sua vita. Ma con totale sorpresa le certezze fittizie di Mattia si sgretolano e il mondo che si era costruito inizia a vacillare, subentrando il caos dentro di sè: il figlio, l’atleta, lo studente, l’amico, il fidanzato modello, si volatilizza, ordine e controllo della sua vita non esistono più.

Perché una persona, un ragazzo, decide di congedarsi dal mondo?

In alcuni casi è il suicida stesso che risponde alla domanda, lasciando un biglietto o una lettera, in altri casi questo non avviene.

Ovviamente potendo indagare solo a posteriori, a volte ci vogliono mesi prima di scoprire cosa ha messo in moto questo meccanismo, a monte vi è una depressione pregressa ed altri stati di sofferenza mentale.

Che cosa poi conduca l’aspirante suicida a compiere il gesto estremo è abbastanza difficile da individuare, perché entrano in gioco una molteplicità di fattori: angoscia di vita, paura di non farcela, disperazione, situazioni in cui si perde la speranza e si teme di non riuscire più a vivere, l’onore, la paura, la vergogna, un sentimento di vendetta. Tutti i momenti di crisi incidono, ma noi siamo programmati per prevedere, il senso di responsabilità non è altro che questo: io faccio una scelta e ne prevedo le conseguenze. Il nostro cervello è fatto per prevedere e nel momento in cui non riesco più a farlo, dinanzi a me compare, il buio. Basta un niente per far scattare un cambiamento di prospettiva. L’enfasi sul suicidio è un fenomeno sociale, psicologico che varia a secondo dei diversi contesti: storici, tradizionali, culturali, religiosi. E’ assodato che ognuno di noi ha una parte fragile e debole e quindi ha bisogno di certezze e di rassicurazioni, ma è altrettanto vero che ci sono persone meno forti e per questo cercano ancore a cui aggrapparsi per superare le difficoltà della vita. Altre persone, invece, riescono a gestire le difficoltà del vivere con le proprie forze, senza il bisogno di alcun appiglio. C’è chi, in eterno conflitto con l’altro, tende a prevaricarlo, nella convinzione che solo imponendosi con forza può essere visto ed ascoltato e c’è chi, al contrario, si preoccupa sempre di piacere agli altri, teme di venire abbandonato, escluso, deriso, rifiutato, teme il conflitto e per questo indossa la maschera del buono, del compiacente che si adatta. Queste modalità di passività, sottomissione e compiacenza seppur messe in atto per piacere agli altri, creano un atteggiamento controproducente. Fanno fatica a manifestare le loro reali emozioni o forse anche di esserne consapevoli. I compiacenti sono persone che vivono dominate dalla paura di scontentare chiunque abbiano davanti, vivono con ansia qualsiasi relazione, perché temono di non piacere o di essere rifiutati se non sono all’altezza delle aspettative degli altri. E inoltre, non possono manifestare quello che pensano veramente perché, se questo è contrario a ciò che pensa l’altro, potrebbe generare una situazione di conflitto o anche solo di tensione e stress, che loro temono terribilmente. Quindi, essere se stessi ed imparare a dire di no ha dei vantaggi e tra gli aspetti positivi dello smettere di compiacere vi è: la libertà di sapersi ascoltare, di essere in contatto con i propri desideri, con le proprie emozioni e con i propri bisogni; scoprire il piacere di avere un proprio punto di vista e di prendere delle decisioni che sono le proprie, essere circondati da veri amici, non c’è nulla di più gratificante di avere accanto delle persone che ti vogliono bene per quello che sei, con i tuoi punti di forza e con le tue debolezze. Il giudizio che diamo sulla nostra vita deriva dal rapporto tra le aspettative che abbiamo e la realtà che siamo stati capaci di crearci.

Le ragioni di una insoddisfazione che porta ad una crisi esistenziale possono essere legate sia ad aspettative errate o eccessive che ad una realtà oggettivamente poco piacevole e frustrante. Quelli che noi definiamo errori o fallimenti alla fine possono essere ricondotti in qualche modo alle due aree delle aspettative o delle azioni che hanno costruito la nostra realtà. La cosa che troppo spesso ci dimentichiamo è che, nella vita, per capire come fare meglio, occorre prima sbagliare. L’errore, vissuto come un giudizio perentorio su chi siamo, diventa una micidiale zavorra ma, al contrario, lo sbaglio, su cui siamo in grado di riflettere profondamente, si trasforma in una fenomenale occasione di crescita. Il passato non si può cambiare, ma l’interpretazione di ciò che è accaduto e di come ci si potrà comportare in futuro, sì. A volte la nostra vita è un tunnel dal quale non riusciamo proprio a intravedere l’uscita e il perché, quasi la totalità delle volte, sta nella nostra paura di affrontare un cambiamento. “Sai quello che lasci, ma non sai quello che trovi”, la difficoltà che riscontriamo nelle nostre scelte, da quelle semplici e quotidiane fino a quelle grandi, che ci cambiano la vita, è principalmente dovuta al fatto che temiamo quello che non conosciamo. La parte peggiore di avere paura del cambiamento è che ci si dimentica che il cambiamento è solo transitorio e a farci paura è la mancanza di controllo su come possono andare le cose, non bisogna permettere alla paura di essere più forte del desiderio di vivere a pieno il nostro potenziale. Cosa succede quando il sangue si gela nelle vene, il battito cardiaco aumenta, si sente l’adrenalina attraversare velocemente il corpo, provare brividi e la sudorazione aumenta? Questo è lo spettacolare meccanismo d’allarme chiamato PAURA. Pertanto il cambiamento ci fa tanta più paura, quanto minori sono le informazioni che abbiamo su di esso. Quando smettiamo di essere noi stessi ci stiamo privando di dimostrare al mondo la nostra unicità, che non potrà mai essere replicata, c’è chi direbbe che è un nostro diritto, credo, piuttosto, sia un nostro dovere. Bisogna ricordarsi che, ciò che siamo e ciò che facciamo, lo dobbiamo solo a noi stessi, a tal proposito mi sovviene una citazione d Osho: “Tu non puoi essere altro che te stesso. Allora rilassati. L’esistenza ha bisogno di te così come sei”.

E’ necessario: lasciare andare il bisogno di piacere a tutti, di volere essere perfetti perché non lo si potrà essere mai più di quanto non lo si è rimanendo autentici; lasciare perdere le maschere indispensabili per adeguarsi al contesto sociale e culturale in cui viviamo; allentare le catene che fanno credere di essere sbagliati essendo più estroversi, più uguali, alla moda per esprimere chi siamo; dimenticare di compiacere gli altri e le convinzioni della famiglia, degli amici.

La vita è troppo bella e il mondo abbastanza vasto per seguire percorsi che non ci appartengono, non priviamoci della possibilità di essere e brillare di luce propria, liberi di essere semplicemente noi stessi. La più grande avventura della vita è lottare per essere sè stessi. L’unicità che ci viene donata alla nascita come il bene più prezioso, viene nel corso del tempo umiliata e soffocata, perché? Perché l’unicità fa paura, è un terrore di solitudine. Ognuno di noi è unico, ma pochissimi vanno a fondo di questa unicità.

“Viola di notte” è un romanzo che può far cambiare la vita o semplicemente può farla vivere meglio, uno sprono, un vademecum di consigli giusti al momento giusto, capace di insegnarci ad essere più felici, a stare meglio con noi stessi, a conversare sulle piccole o grandi cose della vita, a scoprire che la felicità, molto spesso, è nelle piccole cose. L’autrice Ilaria Bianchi, con il suo romanzo “Viola di notte”, si pone l’obiettivo di spronarci ad essere presenti nelle nostre vite, di farci scoprire il valore del non sapere e il valore di imparare a stare con noi stessi, senza giudicare e senza pensare troppo, solo vivendo. Un’incomparabile risorsa interiore, un viaggio nella profondità dell’animo umano, con una sensibilità tangibile nel delineare le sfumature psicologiche dei protagonisti, utilizzando una scrittura che avvolge il lettore in una stretta morbida, ma allo stesso tempo lo cattura con frasi che penetrano lentamente nell’animo con sfumature positive. Ilaria Bianchi è un’autrice moderna, parallelamente sagace, delicata e saggia, capace di dare, attraverso questa parabola romanzesca, un insegnamento sulla vita, ad aprire gli occhi, a prendere in mano ogni aspetto della nostra vita e attraverso un percorso fatto di brevi capitoli ci conduce nell’intimità di noi stessi, alla scoperta dei nostri veri bisogni e desideri e ci aiuta a scoprire chi siamo davvero. Attraverso le parole dei personaggi, l’autrice ci dona lo spunto per scoprire come gestire il cambiamento, con la precisione infallibile di una storia vera e la semplicità a tratti poetica di una favola.

Un grazie, sincero ed affettuoso, alla dolcissima Ilaria Bianchi, per avermi omaggiato il suo bellissimo romanzo ancora in bozza, ma prestissimo lo troverete in libreria, “Viola di notte”; un’autrice emergente, che son certa farà breccia nel vostro cuore, coinvolgendovi in modo così plateale nei sentimenti. A voi miei cari lettori l’invito alla lettura di “Viola di notte” 😘

Sonia Dado

ILARIA BIANCHI

Vive in una casa con una finestra che guarda il mare, ha studiato scenografia teatrale all’Accademia di Belle Arti, ama la musica, la scrittura e il disegno.
Colleziona occhiali, biglietti di concerti a cui ha partecipato e diari. 
Ha un quaderno in cui scrive tutti i film che ha visto e un baule dentro cui sono chiusi tutti i momenti importanti della sua vita. Le piace bere Coca Cola e sogna di riuscire a trovare un giorno le parole giuste per descrivere la vera profondità delle emozioni.
Viola di notte è uno dei suoi romanzi.


E’ possibile acquistarlo su https://bookabook.it/libri/viola-di-notte/ on-line.

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