GIANNI SPINELLI – “LA SCATOLA DI CUOIO”

La scatola crea aspettativa, suscita curiosità, rende più intrigante il contenuto, emoziona, fa sorridere, trasmette ricordi… tutto ciò può essere rinchiuso all’interno di una scatola, chissà cosa conterrà “la scatola di cuoio” di don Pantaleo? Un interrogativo che echeggia nella mente di alcuni personaggi presenti all’interno del romanzo di Gianni Spinelli, un giornalista professionista, che abilmente intreccia il suo canovaccio, realizzando una favola nera, nella quale l’antico si trasforma in moderno e la favola diventa un moderno romanzo, che assume le sembianze di un giallo. 

“La scatola di cuoio” di Gianni Spinelli è un romanzo scorrevole, suscita e soddisfa la curiosità del lettore, inoltre stimola l’intelletto di chi legge, affinché dall’indagine investigativa, vien fuori lo smascheramento del macabro. 

Indagini, indizi e ipotesi ruotano attorno ad un’eternità, una ingente eredità accumulata da don Pantaleo, un frate <<Il demonio è più castigato del Provinciale>> così veniva etichettato dai suoi compaesani di un paesino sperduto della Basilicata, alla fine degli anni ‘50. I pettegolezzi, che si respiravano in quel lontano paese del sud d’Italia, affermavano che diverse donne “pittane” trascorrevano la notte nella grande “casona” di don Pantaleo e che il frate tutto era tranne che un celestiale, era un individuo corrotto che dominava il paese tirando i fili del potere datogli dalla ricchezza accumulata in modi arcani, possedeva, soldi, case e terreni. Ma un giorno don Pantaleo viene ritrovato morto, accasciato su una scatola di cuoio e il contenuto della scatola si scoprirà solo alla fine del romanzo, poiché la scatola non incuriosiva tutti i membri della famiglia Fontiuzzi. 

<<Le scatole contengono la vita, ragazzi, la vita, la vostra vita>>. 

Questa frase risuonava nella mente di Antonio Forini, trentasei anni, magro, un po’ curvo, quasi calvo, lenti spesse da miope, strampalato. 

<<In quella scatola c’è un aggeggio … Si accende e appaiono cose strane>>  bastò questa spiegazione ad Antonio per accendere la sua insaziabile curiosità, trasmessa da zia Marta, la zia della moglie Margherita. Antonio Forini dovete attendere parecchi anni, ma alla fine, alla morte della vedova Marta Fontiuzzi, ottenne in eredità la scatola di cuoio, briciole di un’eredità enorme e mentre tutti i parenti si affannavano ad accaparrarsi l’eredità di donna Marta, Antonio Forini si sentiva appagato con la scatola di cuoio. Un’eredità tanto contesa, lasciata da un porporato, lo zio Canonico alla famiglia, in modo particolare a donna Marta, che crede di essere l’erede prediletta, moglie di un nipote e a sua volta non più giovanissima. Ma proprio quando l’eredità finisce nelle mani della burbera e maligna donna Marta inizia la corsa spietata all’eredità e alla sua morte i parenti si rivolgono ai migliori avvocati, l’intero patrimonio fa gola a tutti i parenti che si comporteranno in maniera innaturale. L’autore Gianni Spinelli si pone come osservatore esterno ed impassibile e mette in risalto, sul piano morale dei Fontiuzzi , il mito della roba assunto in chiave negativa per dimostrare l’inconsistenza e il fallimento totale , in un mondo dove non ci sono valori alternativi che si salvino , una realtà in cui ci si nega qualsiasi speranza di cambiamento. L’autore proietta una sua interpretazione negativa su tutti quei cambiamenti messi in atto dai vari personaggi, dove capitalismo e accumulazione determinano lo sviluppo dell’avidità, dell’egoismo e dell’assenza di scrupoli da parte dei nuovi ricchi. Donna Marta non è una sconfitta dalla storia della sua vita, ma dalla natura che non può darle l’immortalità, ella è fiera dell’eroica conquista della roba il succoso lascito di don Pantaleo, ma allo stesso tempo denunzia la disumanità di quell’ascesa che la condanna alla solitudine e si sente sconfitta. Dunque nell’antefatto del racconto donna Marta è ricca sfondata e nella macrosequenza del racconto viene messo in evidenza l’ascesa della stessa e lo stile di vita dei personaggi spinti all’azione della conquista dell’eredità, infine donna Marta stila il resoconto della triste vecchiaia consapevole dell’inarrestabile declino della morte. Il punto di massima tensione drammatica è nella scena culminata nel gesto di ribellione da parte dei familiari della stessa, fatti unici che evidenziano la scala dei valori di ognuno di loro per i comportamenti assunti in quelle circostanze, mettendo in risalto i sette vizi capitali: superbia, accidia, lussuria, ira, gola, invidia e avarizia, inclinazioni profonde morali e comportamentali dell’anima umana, ben nascoste dietro una maschera che non consente di conoscere la loro reale personalità. Nella realtà quotidiana i vari protagonisti non si mostrano mai per quello che sono, ma assumono una maschera che li rende personaggi e non li rivela come persone, la stessa donna Marta fa fatica a smascherare la molteplicità dell’identità dell’io di ogni parente. Consiglio la lettura di questo romanzo perché l’autore è riuscito a costruire dei personaggi capaci di attirare l’attenzione e sollecitare la curiosità del lettore, eccezionali e vicini all’immaginario collettivo, risvegliando un ragionare semplice, spontaneo e piacevole per chi si approccia alla lettura de “La scatola di cuoio”. Un romanzo formidabile, che coinvolge tutti gli strati della vita mentale, informazioni collegate e intrecciate tra loro, che rimandano a ciò che già si conosce, una lettura che crea piacere e insegnamento nel modo di narrare processi di ragionamento, mindreading e previsione, sviluppando aspettative ed emozioni, simpatizzando con i personaggi, attivando processi mentali profondi, tanto da far attaccare quasi a livello fisico alla storia il lettore. Colgo l’occasione per ringraziare la Fazi editore per la bellissima collaborazione e per la copia omaggio conferitami, buona lettura 😘

Sonia Dado

Gianni Spinelli

È giornalista professionista, già vice caporedattore de «La Gazzetta del Mezzogiorno». Ha scritto per «Guerin Sportivo», «Il Giorno», «Corriere della Sera», «Avvenire», «Meridiani» e «Geo». Attualmente collabora con «Donna Moderna» ed è editorialista del «Corriere del Mezzogiorno». Fra i suoi libri, Il gol di PlatoneSettanta volte donnaTutta colpa di Eva e Andiamo al Cremlino.

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